
per liberarci da preconcetti, dico
immediatamente che la Risurrezione è un atto "divinamente possibile": ciò
che per la natura è infattibile per Dio è avverabile.
Fatta questa premessa, ne deriva che la Risurrezione deve avere - dentro di sé - i «segni del soprannaturale».
Dunque, proviamo a ricercare dove sono e quali sono questi segni divini.
Iniziamo a raffigurarci l’atto
della Risurrezione raccordandoci ad un brano sull'ascensione:
«Elia salì al cielo in un turbine».
[4Re
2,11 - Bibbia Martini/Vulgata]
Questa stessa raffigurazione è ribadita anche in un brano post-risurrezione
[Emmaus]
«si
staccò da loro e fu portato verso il cielo».
[Luca 24,51 - Bibbia
CEI]
Orbene, sulla scia di quest'immaginario, il cadavere di Cristo doveva svanire istantaneamente
mentre i vestimenti dovevano restare posizionati così com'erano attorno
al cadavere, afflosciandosi per
la volatilizzazione del corpo dovuto all'effetto ascensionale.
Vediamo, allora, in alcuni dettagli significativi come si presenta la scena agli apostoli accorsi sulla tomba vuota.
Primo punto: le bende distese

Pietro vide «le
bende che giacevano distese…» Gv 20,7 [testo]
Nel momento della sepoltura le bende erano avvolte a spira sul corpo.
Pietro, invece, le trova distese. Non è
divinamente corretto che Cristo, dopo essere ritornato in
vita e prima di salire in cielo, si sia sfilato le bende da dosso,
poi le abbia dispiegate e infine distese sul sepolcro. Il luogo e
la disposizione delle bende sono in contrasto con l'iter di una vera Risurrezione
somatica. |
 |
Secondo punto: il sudario piegato |
Continuiamo ad ascoltare Pietro:
«...e
il sudario, che era sopra al capo, esso
non stava assieme alle bende, ma a parte, ripiegato in un
angolo».
[Gv 20,7] |
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| Quel luogo ripetuto due volte «a parte»
«in un angolo» sta a significare che anche il sudario non era più
nel punto d'origine della sepoltura. C'è un'incongruenza analoga a
quella delle bende. Non solo. Il sudario era stato finanche «ripiegato».
Quindi, Gesù, dopo esser ritornato in vita, si sarebbe spogliato
del sudario e poi lo avrebbe persino rassettato. In buona
sostanza, prima ha messo in ordine il sudario e dopo ha preso la
strada del cielo. Un susseguirsi di azioni illogiche e anche
ridicole per una Risurrezione
divina. |
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Terzo punto: il drappo funebre

Adesso valuteremo "un particolare" della Sacra Sindone che la Chiesa ha
sempre considerato coerente con l’atto della Risurrezione,
prescindendo dall'autenticità della stessa.
[Vedi
anche l'aspetto
del
viso]
|
Nel lenzuolo sindonico sono
presenti
«rivoli di sangue
vivo dai travasi
post-mortali; emorragie di sangue arterioso, venoso, misto e
di sangue ipostatico».
Se le spoglie del Messia sono risorte, allora, tutto il sangue - sia
quello rimasto nella salma che quello fuoriuscito - doveva
svanire.
Le molecole di sangue erano anch'esse parte integrante del corpo di
Cristo, alla pari di tutte le altre molecole che formano il corpo
umano.
Ma il sangue e il siero di Cristo, imbrigliatosi nel filamento
del lino, lì erano
e lì sono rimasti, mentre in un'autentica risurrezione tutto doveva
svanire. La prova del miracolo doveva essere nel lenzuolo che
ritornava immacolato
com'era prima. Ecco, allora, il domandarci. |

La Sindone al
microscopio:
uno dei globuli rossi. |
Qual è la differenza tra una Risurrezione divina e una risurrezione
simulata?
In una Risurrezione soprannaturale "tutto svanisce", mentre in
una risurrezione simulata le molecole condensate nella stoffa
restano imbrigliate nel tessuto.
Questa particolarità che "tutto svanisce" doveva costituire l'atto
più prodigioso da realizzarsi, il segno
vero e ineluttabile del soprannaturale.
E invece, anche su questo punto riscontriamo un'altra
circostanza incongruente. |
Quarto
punto: la tomba aperta |
L’unico elemento che
potrebbe far accreditare l'ascesa in cielo del Messia è il
sepolcro
vuoto. Anche qui, nondimeno, la descrizione è in contrasto con la singolarità
della
Risurrezione.
Dice Luca: «...trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro...».
Un'autentica risurrezione passa attraverso
le mura e non ha
bisogno di aprire porte o varchi
per uscire. Un evento divinatorio e miracoloso
prevede l'esatto contrario dei
racconti evangelici.
Per cui, la pietra della tomba doveva restare sulla tomba!
Tuttavia, con questo modello divinamente corretto non |

 |
si poteva costruire il viaggio di Maria Maddalena al santo
sepolcro.
(4 versioni su
Maddalena e
Angeli)
Ella, all'alba e da sola, non poteva entrare nella tomba
perché non avrebbe potuto rimuovere quella
grossa pietra sepolcrale che tappava l'urna e che era stata
finanche
«sigillata»
[Matteo 27,66].
Maddalena non sapeva neppure che Cristo "doveva risorgere",
tant'è vero che intendeva portare degli aromi al compagno
defunto. Costruendo la trama della «pietra rotolata via»
Maddalena è stata fatta entrare nel sepolcro dando fattività
ad un viaggio inefficace e insensato a farsi.
Ma proprio la necessità di aprire la tomba, ha peggiorato l'allestimento risurrezionale.
Ci si è scordati
della Madonna: la santissima Madre di Dio non si è recata al
sepolcro del figlio, così come il figlio di Dio, dopo essere risorto, non si è
manifestato alla madre pur
rivelandosi ad altre persone [Emmaus]. Un vero e proprio
comportamento infausto della famiglia divina. Oppure, più
semplicemente, è una falla lasciata aperta dal romanziere
del sacrale poema. |
|
Quinto
punto: la visibilità


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L'intera rappresentazione si è consumata in maniera celata,
senza nessun testimone oculare.
Un atto divino non ha nulla da
nascondere!
Al contrario, la sua visibilità è essenziale per la
rivelazione a tutti gli uomini della terra. Avrebbe dovuto
manifestarsi anche a Canicattì. Così la pensava anche Cristo quando disse:
«vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo»
(Gv.1,51).
Ma così non fu. Non solo. Gli unici testimoni (postumi) sono
stati i discepoli di Cristo che, essendo i suoi sostenitori,
sono anche i testi meno attendibili.
In Tribunale non sono ammessi a testimoniare gli avvocati
difensori dell'imputato. Dunque, non c'è un teste al di
fuori dei seguaci di Cristo, così come non c'è traccia nei
documenti
storici contemporanei a Cristo.
Ebbene,
l'ispettore Derrick e nessuna autorità inquirente, sulla
base degli elementi indicati dai racconti testamentari,
sentenzierebbe che Cristo è risorto.
Anzi, tutti gli indizi portano altrove. E lecitamente si possono
formulare tante altre ipotesi. |
|
Sesto
punto: l'anteprima

C'è, comunque, una circostanza in cui Cristo intuisce che la
Risurrezione non si sarebbe più compiuta.
Quella domanda gridata poco prima di spirare -
«Padre mio, perché mi
hai abbandonato?»
- svela la convinzione di Cristo che il salire
in cielo doveva compiersi sulla croce e dalla croce e prima di
morire. Ma sul punto di morire Gesù si rende conto che la
Risurrezione non si compirà più. E grida per la delusione.
In precedenza, nel processo davanti a Pilato, Cristo aveva taciuto
(era supinamente passivo per non osteggiare la sua condanna) pensando al
compiersi della Risurrezione. Uno dei tanti compiersi
ripetuti insistentemente da Cristo: tutto si è compiuto, come sta
scritto... Il filo conduttore di Gesù era di
seguire alcune
"profezie"
dell'Antico Testamento con l'evento finale dell'assunzione in cielo:
come nell'ascesa di Elia
oppure secondo l'immaginario «fu
elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo» |
 |
(Atti
Apostoli 1,9)
o similmente
«saremo
rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al
Signore nell'aria»
(1°Tessalonicesi 4,17).
Ed ecco cosa si attendeva Cristo:
«Io, quando sarò elevato da
terra, attirerò tutti a me. Questo diceva per indicare di qual morte
doveva morire.»
Giovanni 12,32
Ma chi ha guardato l'ascesa in cielo? Chi sono i "tutti" che hanno visto?
Nulla di tutto ciò è accaduto!
Anche i sommi sacerdoti e gli scribi ebraici,
figurando un atto divino, dissero: «scenda ora dalla croce, perché
vediamo e crediamo»
(Marco 15,32).
Neppure questo c'è stato!
Dopodiché, non essendo risorto dalla croce, il romanzo cristiano ha spostato l'atto
della Risurrezione dal crocifisso alla tomba, dal momento della
morte a tre giorni dopo, dal piano pubblico a quello privato, dal
visibile al celato. Così da poter simulare. |
Settimo punto: lo sbigottimento di Pietro

Pietro corse al
sepolcro e poi «tornò
a casa pieno di stupore per l'accaduto»
(Luca 24,12).
L'evento provoca l'incredulità e non la conferma della fede. Doveva esserci o non
doveva esserci il compimento delle Scritture? Perché c'è stato un "pieno
stupore" di Pietro? Non doveva essere esattamente il contrario? O, forse, ciò che
Pietro vide non collimava con l'azione di una risurrezione?
Successivamente,
anche altri discepoli dubitarono
(Matteo 28,16-17).
Per di più, una risurrezione messa in quarantena [Cristo
appare a Emmaus] non è conforme al concetto di
un'istantanea ascesa al cielo. Anche qui, i conti non tornano. E ancora una volta,
Cristo appare segretamente in privato e non
pubblicamente alle genti!
Un altro punto in cui passa la differenza tra il Dio universale e un dio dei propri seguaci.
Ottavo punto: due
risurrezioni e due tempi di arrivo in Paradiso

Nel racconto di Luca
(23,43)
vi sono tre morti e due
risorti (Cristo e un ladrone):
«...ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli
rispose: In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
Invece, nella narrazione di Matteo
(27,44)
ambedue i ladroni oltraggiano Cristo
«allo
stesso modo».
Non coincide neppure la data dell'incontro in Paradiso: il ladrone è
giunto per primo [«oggi
sarai»,
cioè "In paradiso subito"], mentre Cristo è giunto tre
giorni dopo oppure il quarantesimo
giorno dopo Emmaus.
Nono punto: dopo la risurrezione
 |
nel confutare le mie annotazioni, la invito
a non usare artifizi esegetici.
Ossia, interpretando le incongruenze
della Risurrezione come "misteri di Dio".
Il «mistero» ha senso su
ciò che è inspiegabile, non sulle cose manifeste e chiare. I fatti
della risurrezione non contengono alcuna circostanza prodigiosa, nessun
incantesimo.
In tutta la vicenda non c'è nessuna
violazione delle leggi naturali.
Né tantomeno
può interpretare le
incongruenze come "errori di trascrizione della Parola di Dio". Se è
vero che l'Onnisciente conosce il futuro, Egli già aveva cognizione se
la trascrizione della Scrittura interpretava correttamente il suo
pensiero. Supporre che Iddio abbia tralasciato di emendare un testo
inesatto sapendolo tale, configurerebbe un Suo imperdonabile errore.

potrà anche rifugiarsi in calcio d'angolo
sostenendo che il credo è una "questione di fede".
Pur tuttavia, le chiedo di spiegarmi cos'è "la fede" quando i
sottostanti atti e i sovrastanti principi appaiono incongruenti.
Replicarmi "io ci credo", quand'anche ricco d'interiore
passione,
è la domanda di un proprio desiderio, mentre è sui fatti reali (extra
proprio desiderio) che le chiedo di replicarmi.
Di indicarmi, cioè, quali sarebbero i segni sovrumani della
Risurrezione.

Chiudo questa missiva immaginando che lei si domandi ciò che si
domandò san Paolo:
«Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la
nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.»
La mia risposta le sembrerà inaspettata. No, non è stata vana! Ogni
evento e ogni morale che sopravanza l’iniquità di una cultura precedente è un contributo
di saggezza: il "dio" di Gesù ha revisionato in meglio il "dio"
di Israele.
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Resto in calorosa
attesa,

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