Il tempo è il verbo dello spazio

 
Saggio breve

          

L'origine dell'universo dallo zero spaziotempo

Da zero alla materia
Lo spazio-tempo prima del Big Bang

Redazione E&P        

 


cos'è
il tempo

 

 


La lancetta del tempo ha iniziato a girare dal Big Bang.
In precedenza la lancetta era ferma pur essendo perfettamente funzionante l’orologio del tempo.
Come spiegare, allora, questo apparente controsenso?
Nello spazio a misura zero il tempo è un atto simultaneo per cui il passato e il futuro coincidono nel presente e così la lancetta restava sullo stesso punto. Con queste proprietà di frontiera la coppia
spazio-tempo già esisteva prima del Big Bang.

In principio lo spazio era zero e il tempo simultaneo
Per dimostrare questa tesi entreremo nel mondo dello spazio-zero sino a giungere al concepimento che ha generato il Big Bang. Una meta sinora impensabile perché una barriera culturale equiparava lo spazio-zero al concetto del nulla rendendo inutile qualsiasi indagine. Demolire tale eresia è fondamentale per esaminare le dinamiche dell’infinito dello spaziotempo: dentro quel buio sarà possibile scoprire che il cosmo è il frutto di una trasformazione e non di una creazione.

La conservazione del cosmo nello zero
Il nostro viaggio inizia dalle pareti mobili dello spazio-tempo, focalizzando le estremità.

Lo spazio può estendersi da zero all’illimitato.
Il tempo può dilatarsi dal simultaneo all’interminabile.

Questi estremi abbracciano sia il regno dell’infinito che del cosmo. Applicheremo la legge della conservazione sull’insieme dei due sistemi, quasi a compiere una follia.

Cominciamo, allora, a interrogarci. Com'è possibile rispettare il principio di conservazione dell’energia includendo gli estremi di zero e illimitato? Com'è possibile conciliare lo spazio-zero e la materia con la legge per cui "nulla si crea e nulla si distrugge"?
L'universo, nel suo complesso, è un sistema isolato. Di conseguenza, per la legge di conservazione, l'energia complessiva del cosmo di oggi ha lo stesso valore che c’era in passato e ci sarà in futuro. Qual è, allora, questo valore conservativo e invariabile del cosmo, identico anche per l’infinito?

Il metodo della creazione

Tutte le forze della natura sono caratterizzate da una coppia di opposti [+ e −].
In tal modo, le particelle e le antiparticelle si neutralizzano, l’energia gravitazionale totale è esattamente zero, l’universo ha un bilancio energetico in pareggio.

In sostanza, c’è una polarità antitetica che nell’insieme si azzera.
Un meccanismo elementare e geniale per "creare senza creare", governato con l'aggregazione di due segni opposti per consentire l’equilibrio della conservazione. Così, pur cambiando i fattori, il risultato è sempre zero. Dunque l’equilibrio a “0” è la prima costante di conservazione del cosmo.

Questa "conservazione a 0" conferma che c’è un’equivalenza tra l’universo e l’infinito dello spazio-zero. È una prima attestazione su ciò che stiamo indagando.

Equilibrio della conservazione


Lo spazio-tempo nel microcosmo
Per descrivere il trapasso dallo zero alla materia partiamo da una banale pietra, calandoci nelle sue profondità. Contrariamente a come ci appare esternamente, il volume degli atomi è pressoché "vuoto" e le particelle sono in continuo movimento. Per di più, la pietra, come pure noi e le galassie,
è letteralmente scaraventa nello spazio cosmico.

Iniziamo da una prima constatazione: le particelle non si muovono da sole.
Dunque, chi muove le particelle della pietra? E qual è la sorgente che forma le particelle?

Esiste un soggetto sottostante che trasferisce l’informazione del moto. Questo soggetto è un "pacchetto di spazio-tempo" che corre turbinosamente e su cui sorge ogni livello del microcosmo. Possiamo definirlo un nastro trasportatore di "flusso spezzettato" perché nell’universo «lo spazio non
è mai continuo» e il «tempo non è mai fermo». Sono queste schegge di spazio, polarizzate dalla rotta del cosmo, che nel loro incessante strofinarsi generano le prime radiazioni elettromagnetiche in un continuo nascere e morire. Talmente è rapido il susseguirsi delle radiazioni (e così delle particelle) che esse sembrano sempre le stesse. In realtà, c’è un alternarsi di vita-morte-vita alla base di tutta la natura.
Sotto le particelle troviamo la tempesta della schiuma quantistica. In questo ambiente è situata
la più piccola misura spaziale (misura di Planck) sotto la quale la dimensione non è più un’estensione fisica. Anche qui tutto è in movimento. Per cui c’è un altro pacchetto che fa fluttuare la più piccola misura a tre dimensioni.
Lungo il muro di Planck agisce lo spazio piatto a due dimensioni dove la teoria delle stringhe prevede la corda vibrante. Il pacchetto che dà l’oscillazione al bidimensionale non è l’ultimo flusso
che scorre dentro la pietra.
Scendendo ancor più giù, la curvatura spaziale si arrotola vorticosamente. Il nuovo pacchetto
cambia funzione: da corriere del moto ad ambasciatore del campo gravitazionale con una forza
centripeta che oltrepassa la velocità dei pacchetti sovrastanti. In ogni caso, qualunque sia l’ultimo pacchetto dentro la pietra, anch’esso è in gran movimento.

La tendenza allo zero dell’infinito

Prima di proseguire sottolineiamo alcune caratteristiche dei flussi di spazio-tempo.
1) I pacchetti viaggiano sotto i vari strati del microcosmo.
2) La velocità di spostamento dei pacchetti è maggiore di quella delle radiazioni e delle particelle sovrastanti. Quindi, nei pacchetti non arriva mai il fotone della luce.
3) Più scendiamo nei pacchetti sottostanti, più si accorcia l’estensione dello spazio, più diminuisce la distanza tra spazio e spazio e più si riduce il tempo di trasmissione del moto. Qui va aperto un inciso:
se il neutrino è più veloce del fotone ciò non compromette la relatività ristretta perché entrambe le particelle appartengono allo stesso pacchetto.
4) I pacchetti somigliano a delle nuvole invisibili che invadono tutti i punti dell'universo, compreso il vuoto, per rigenerare le particelle elementari ovunque transitano.
5) Se potessimo sovrapporre un pacchetto di spazio-tempo per ogni strato vedremmo una piramide capovolta con la punta dello spazio che tende quasi a zero e il tempo di trasmissione quasi simultaneo.


Prima del Big Bang
In base a questa tendenza dei pacchetti dobbiamo giungere allo "spazio zero-continuo" col
"tempo fermo-simultaneo" per trovare la sorgente che ha dato l’impulso al primo pacchetto dell’universo.
Il Big Bang è il vulcano cosmico che ha scaraventato lo spazio-tempo dopo che questo si era già frazionato. Il Big Bang non contempla chi ha causato il frazionamento, né perché è stato causato, tantomeno com’è stato causato. Motivo per cui dobbiamo oltrepassare il Big Bang per giungere ancor prima dell’inizio della causa. Lì dove la religione colloca l’opera del Creatore.

L’infinito è uno stato relativo
L’infinito costituisce l’habitat dell’inizio. Tuttavia, il concetto di «infinito» è stato deformato dalle dottrine metafisiche che ne hanno snaturato il significato. Anche per la fisica sperimentale, ma per ragioni diverse, l'infinito era un assurdo. Sicché, occorre mettere in chiaro alcuni punti.

L’infinito è nell’azzeramento dello spazio-tempo dove lo “0” coincide con l'origine. Ma lo zero è un numero reale e lo spaziotempo è un concetto fisico, per cui l’infinito è un sistema esistente e relativo. Tramonta il concetto di infinito assoluto e si apre il presupposto alla sua mutabilità. Ma non basta.
Dobbiamo aggiungere un paio di note sulla mutazione dell’infinito prima di osservare la sua lacerazione.

La vocazione dell’infinito è nel tempo "eternamente fermo". Ma se il tempo si fosse fermato per sempre, l’universo non sarebbe sbocciato. L’idea del «fermo eterno» condurrebbe al lutto assoluto. Qui si nasconde la confusione tra il nulla e lo zero. L’eternamente fermo equivale «all’assenza di qualunque valore»: è il nulla che non contiene nulla e da cui non nasce nulla. Viceversa, lo zero è un valore reale dal quale si apre lo spazio e nel quale si chiude lo spazio. Non solo. Lo spazio-zero interagisce col tempo in modalità simultanea. In sostanza, il nulla è sterile mentre lo zero è fertile.
Ma a prescindere da queste considerazioni, l’infinito non è piombato nel nulla. La prova è che noi esistiamo. Dunque, il nulla non è contemplato negli eventi della fisica. Pur tuttavia, nella difficile distinzione, il nulla aveva estromesso anche il concetto di spazio-zero.

Lo spazio-zero, pur essendo l’inverso dell’infinito, è l’artefice dell’infinito. Anzi, è proprio l’inverso dell’infinito (lo spazio-zero) che ha determinato l’infinito. Di conseguenza, l’infinito del totalmente zero
non può convivere col cosmo che ha dimensioni maggiori di zero. Dunque, con l’avvento del cosmo l’infinito non c’è più. Proviamo, allora, a entrare negli avvenimenti dell’infinito che fu.

La rottura dell'infinito
Lo zero può inglobare dentro di sé illimitati spazi-zero restando sempre zero [0+0 = 0].
Con questa semplice diavoleria l’infinito si è riversato nello "zero unicum". Ossia, nell’inverso dell’infinito. Nello zero unicum il tempo si è fermato perché gli spazi-zero si dissolvono nel tutto azzerato.
Lo zero unicum, però, non ha potuto inglobare a sé l’intero l’infinito perché c’è un contrasto insanabile
tra il tempo dell’infinito e il tempo dello zero unicum.
Approfondiamo questo passo. L’infinito è interminabile perché si ciba continuamente di spazi-zero. L’interminabilità non provoca un effetto spaziale, ma dilata il tempo senza fine. Per cui, il tempo interminabile impediva il compiersi del tempo fermo nello zero unicum.
A questo punto appare evidente qual era il tempo nello sconfinato infinito. Era continuo ma anche dilatato nel suo "lasso temporale" per quell’incessante nutrirsi di spazi-zero.
Dunque nell’insieme dell’infinito c’è stato un "duplice tempo" originato dal dualismo dello spazio-zero:
il tempo era fermo nello zero unicum [l’inverso dell’infinito] ed era continuo e dilatato nell’interminabile infinito. L’inglobamento e la compressione tra i due tempi conflittuali ha provocato lo strappo dell’infinito.

Ma cos’è il conflitto del tempo?
È la presenza di un "doppio tempo" nello stesso sistema di riferimento e sul medesimo soggetto. Come se due ciclisti in tandem, pedalando diversamente, possano determinare in simultanea due differenti velocità alla bicicletta. In realtà, si spezza solo la catena di trasmissione.
Un simile conflitto è avvenuto nell’infinito sull’unico soggetto spaziale [spazio-zero] che ha abbracciato due funzioni diverse. Con l’inglobamento degli spazi-zero, dall’infinito allo zero unicum, si sono sovrapposte due sequenze temporali discordanti tra loro. Dopodiché, il principio della "non contraddizione interna" ha squarciato l’asimmetria dei due tempi, decretando la deflagrazione dell’infinito.
Ma in cosa consiste il principio della non contraddizione interna?

Il tempo è il verbo dello spazio

Per esserci una rottura dell’infinito occorre uno strappo altrettanto infinito nella coppia spazio-tempo. Prima del Big Bang non c’era l’energia, né la gravitazione e neppure il volume fisico.
Di conseguenza, per trovare "la forza" che ha infranto l'infinito occorre entrare nei comandamenti costituzionali ubicati dentro le leggi della fisica. Si tratta dei concetti assiomatici "più primitivi" che operano nel sistema formale. In altre parole, è il codice grammaticale che associa spazio e tempo. Infatti, è il codice grammaticale che ha imposto il matrimonio allo spazio/tempo: come il soggetto e il predicato formano la frase minima con un senso compiuto, così lo spazio e il tempo sono l’unità minima della fisica con un’azione compiuta. Motivo per cui, il tempo è il verbo dello spazio che lo rende azione.
Il verbo, in quanto azione, è la misura dello spazio che agisce tra "spazio e spazio". Il doppio tempo coniugante (tempo-fermo e tempo continuo-dilatato), agendo contemporaneamente sullo stesso soggetto e nello stesso sistema di riferimento, ha violato l’unicità del verbo coniugante.
Come se dal rubinetto di casa uscisse acqua calda in cubetti di ghiaccio. Spaventati diremmo: Che cavolo sta succedendo?
Nel nostro caso, c’è stata una doppia negazione sfociata nell’affermazione: legge del non/conflitto + tempo/conflittuale = rottura. La rottura del codice grammaticale è in una forza "formale" e non sostanziale, ma più possente di una reazione nucleare.
Una forza senza energia che ha obbligato formalmente alla scissione dello spazio-tempo fuso. L'incrocio tra il tempo dello zero unicum e quello dell'infinito, rendendo infinito il conflitto dei due tempi, ha sbriciolando lo spazio-tempo dallo stato continuo allo stato spezzettato. Poiché in questo consiste lo strappo dell’infinito.

Tuttavia, è sbagliato parlare di origine da un "punto di infinita densità". Il fulmine a ciel sereno non è scoppiato nel vuoto dello zero unicum, bensì nello spazio-zero dell’infinito dove il tempo era continuo-dilatato. L’idea del "punto concentrato", oltre a tralasciare l’origine del concentrato, restringe il cosmo ai soli possedimenti del punto. Viceversa, gli inesauribili spazi-zero ancor’oggi entrano nell’universo per alimentarlo. Ciò proviene da dove il tempo era continuo-dilatato. Come vedremo tra due paragrafi.


Nei primi attimi del Big Bang
Dopo che il tempo si è frazionato, lo spazio-zero non era più prigioniero dello stato continuo. La frantumazione del tempo ha spostato violentemente lo spazio accostando punto-zero a punto-zero.
Il punto è la prima unità spaziale, adimensionale ma posizionale. Queste sfrecciate di punti-zero sono diventate segmenti posizionali, per poi farsi volume di pacchetti col tridimensionale. Questo teatro di coordinate ci permette di individuare il massimo volume dei pacchetti spazio-tempo: è lì dove la velocità di trasmissione consente di accostare i punti ottenendo segmenti, a cominciare da dove esordiscono i primi corrieri del moto. Lo spazio-zero, senza i segmenti, perde la sua funzione attiva per il cosmo parcheggiandosi nel vuoto.

La sorgente del cosmo è ancora viva
In ogni momento e in ogni dove sfrecciano i pacchetti dello spazio-tempo. La loro velocità è enormemente superiore all’espansione delle galassie, per cui i pacchetti che oggi attraversano i pianeti sono partiti molto tempo dopo la reazione esplosiva. Questo vuol dire che la sorgente del Big Bang non ha smesso di funzionare. Anzi, ancora adesso, il flusso di spazi-zero è pienamente attivo. Come spiegarlo?

Innanzitutto, sono le radiazioni dei pacchetti spazio-tempo a rigenerare le particelle, per cui essi devono scorrere ininterrottamente per approvvigionare e far funzionare l’universo. In secondo luogo, l’inesauribile spazio-zero proviene dall’infinito del tempo continuo-dilatato che si cibava dell’inesauribile spazio-zero. Dopo che si è infranto il continuum, il risucchio degli interminabili spazi-zero prosegue immettendoli nella galleria del Big Bang per poi dar luogo ai pacchetti che saettano nell’universo. Una sorta di bombardiere di spaziotempo che alimenta il cosmo per generare l’energia continua necessaria al cosmo.

Gli esiti deduttivi

Partendo da questi presupposti, estraiamo due punti significativi.
1. Lo spazio è un "soggetto non creato" perché creare lo spazio-zero è una contraddizione in termini. Su questo increato si ferma l’ultima delle domande a ritroso: da dove veniamo?
2. Il moto è nato dall’immoto vivo.
Ma cosa vuol dire immoto vivo? Lo rappresentiamo col riavvio automatico del computer.
Il PC non si spegne completamente [non si ferma del tutto] perché resta acceso [è vivo] il dispositivo Reboot per far ripartire il sistema. Analogamente, l’infinito non si è mai fermato del tutto [il non fermo-perpetuo], ma si è auto-avviato verso il cosmo tramite lo strappo congenito del "doppio tempo".

In sintesi, se la causa prima è riconducibile "alla funzione dualistica" dello spazio-zero, la causa iniziante è riconducibile "all’auto-conflitto" del tempo.
Una sorta di motore immobile, un inizio da sé col dualismo di se stesso [tra zero unicum e zero infinito], possibile solo dove la fisica è allo stato formale, mentre nel cosmo si è passati alla polarità tra soggetti separati [particelle e antiparticelle]. Ciò nonostante, proseguendo sull’asse della dualità.
Queste corrispondenze, comunque, non fanno chiarezza sulle cause del Big Bang. Anzi, ora si affacciano tantissime domande inedite. Fra le tante: quanto è durata la gravidanza dell’infinito?
Una gestazione lampo, pari a un "lasso di tempo dilatato"? Sembra l’ipotesi più attendibile. D’altro canto l’universo è il riflesso speculare dell’infinito.


Le leggi dalla materia allo zero
A questo punto, il principio di Lavoisier potrebbe così arricchirsi: «Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma nella costante di conservazione a zero».
Di conseguenza, affiora una prima deduzione: il cosmo è l’anti-zero che vive nella conservazione a zero. Ed ecco, a seguire, la scoperta più sorprendente: la convertibilità tra zero e la materia.
È l’annuncio che stavamo aspettando!
Zero e materia sono due facce della stessa medaglia, interposte dall’energia. Lo spazio-zero si è immolato nel cosmo facendo della materia la manifestazione di una realtà immateriale.

Il disegno intelligente
La semplicità è il grande architetto della fisica. In questa essenzialità, il disegno universale dello spaziotempo è nella sua stessa conservazione. Un ciclo a ripetersi che ruota "dallo zero al cosmo e dalla nientificazione al risorgere" attuando la seconda parte della legge di conservazione: «Nulla si distrugge, compreso lo spazio-tempo».
Dunque, con l’avvicendarsi dei vari sistemi relativi, ogni volta riformattati, si compie il ciclo laico dell’eterno esistere. In questo ricominciare da capo c’è il compito dei processi naturali e c’è la conferma che lo spazio-tempo non invecchia mai. E per lo stesso motivo non ha un certificato di nascita.
Intanto non ha più senso la singolarità di un fenomeno, quale il Big Bang, che si compie una sola volta e non si ripete più. La fisica non ammette eccezioni: se c'è l'evento esso è ripetibile. Identico discorso riguarda l’infinito, anch’esso spazio-tempo relativo e anch’esso replicabile con l’epilogo del cosmo. Il destino è scritto dentro i pacchetti dello spazio-tempo: come il fermo dei fotogrammi arresta la visione di un film, così con l’azzeramento delle misure dei pacchetti l'universo si spegne ritornando alla dinamica dell’infinito. Nel profondo dello spazio c’è il timone che dirige l’universo.

Il teorema della nientificazione
Prima del Big Bang non ci sono fatti, bensì atti, dove la fisica agisce dentro la concettualità della fisica. Senza più massa e senza equazioni, l’osservazione dell’infinito può essere condotta con l’esperimento mentale allungando le proiezioni del microcosmo con gli assiomi più ingenui, con l’aritmetica più banale e le prime nozioni di geometria, sino a giungere «allo stato di massima semplicità» dello zero. Nient’affatto facile!
In ogni caso, le stesse proiezioni del microcosmo ci dicono due cose certe: lo zero è l’habitat dell’inizio e dentro lo zero è avvenuta la genesi. L’impalcatura del nuovo teorema ne esce protetta.


La cambiale teologica

La cifra dello zero non era conosciuta dal Creatore e il simbolo del nulla era giudicato malefico dalle religioni. Forse c’era già un funesto presagio.
Con la trasformazione che invalida la creazione cambia il senso della vita. E anche il senso di Dio.
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* PERCHÉ DIO NON HA CREATO L’UNIVERSO
Dio aleggiava sulle acque prima di creare l’universo [Genesi 1,2].
Il Creatore non sapeva che l’acqua è composta di atomi e che essi non esistevano prima
della nascita dell'universo: l’acqua si è formata miliardi di anni dopo il Big Bang, dopo l'era della materia.
Sino al ‘900 la Genesi era un testo «di vera scienza divina».
Oggi, col senno di poi, l'esegesi l'ha declassata in "metafora".
Anche Allah viveva sulle acque prima di creare [Corano Sura 11,7]


    L'autore del testo Alfredo Alì
 

    Napoli, edizione gennaio 2012  - Work in progress

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Il tempo è il verbo dello spazio   
e lo spazio si è fatto carne dallo spazio-zero        
 


        PARAGRAFI
 
      1. In principio lo spazio zero e il tempo simultaneo
      2. La conservazione del cosmo nello zero
      3. Il metodo della creazione
      4. Lo spazio-tempo nel microcosmo
      5. La tendenza allo zero dell’infinito
      6. Prima del Big Bang
      7. L’infinito è uno stato relativo
      8. La rottura dell’infinito
      9. Il tempo è il verbo dello spazio
    10. Nei primi attimi del Big Bang
    11. La sorgente del Big Bang è ancora viva
    12. Gli esisti deduttivi
    13. Le leggi dalla materia allo zero
    14. Il disegno intelligente
    15. Il teorema della nientificazione
    16. La cambiale teologica

La ricerca sull'origine del cosmo. Prima del Big Bang. La creazione da zero.