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Lo spaziotempo relativo
Lo spazio-tempo è
l'impalcatura immateriale "dentro cui" si apre e si
chiude la fisicità dell'universo. Lo spaziotempo è un concetto
fisico relativo e non assoluto il cui limite va dallo zero e
all'illimitato. Il valore "zero", tuttavia, sembra contraddire il
postulato che «nulla si crea e nulla si distrugge…». Vediamo perché
questo valore "zero" dello spaziotempo è coerente con il principio di Lavoisier.
La creazione nella conservazione dello zero
L'universo, nel suo insieme, è un "sistema isolato".
Anch'esso è sottoposto al principio di conservazione (trasformarsi
conservandosi), motivo per cui l'energia complessiva
del cosmo di oggi ha lo stesso valore che vi era all'inizio del tempo e così
nel futuro lontano.
Ma qual era questo
valore all'inizio del cosmo?
Oggi sappiamo che
tutte le forze sono formate da una "coppia contrapposta"
[+
e
-]
la cui somma complessiva corrisponde esattamente allo zero. Ossia, la
somma di tutte le particelle e le antiparticelle è
uguale a zero, tutta l'energia positiva e negativa dell'universo si
compensa nella quantità del nulla, la forza di gravitazione (attrattiva) è
controbilanciata dall'espansione dell'universo (forza repulsiva). |

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Ora, se il saldo complessivo dell'universo è sempre pareggiato
a "zero", questo valore rappresenta l'ammontare e la costante della conservazione
dell'universo.
Ciò significa che all'inizio dell'espansione era "tutto zero"
e, di conseguenza, anche l'impalcatura dello spaziotempo ha
avuto inizio dalla quantità "zero".
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La storia del cosmo è
tra le due parentesi
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Apertura dello
spaziotempo
dallo srotolamento di
360°
↓
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Chiusura dello
spaziotempo
nella curva piatta a 180°
↓ |
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0 all'infinito
=
( 0 )
=
infinito di 0 |
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Lo zero aperto
Da questa prima riflessione
emerge che la genesi è partorita col "sommarsi degli
opposti".
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Un meccanismo elementare e formidabile per "creare
senza creare", ossia addizionando con il binomio sottraente [+
e
-]
per soddisfare il principio di conservazione.
Da una seconda riflessione si evince che ogni trasformazione
conduce sempre ad un bilanciamento, pur trasferendosi in
orbite diverse,
per far sì che il risultato globale resti sempre lo stesso.
In parole povere, la genesi ha le peculiarità di uno "zero
aperto": un'addizione costruita con la sottrazione degli
"anti-gemelli" così che «nulla si crea e nulla si
distrugge…» perché la somma conduce sempre all'equilibrio
conservante dello zero. |
La vita durante lo zero aperto
Gli anti-gemelli (+
e
-) restano in vita fintantoché non s'incontrano. La vita
delle coppie contrapposte va dall'espansione del
Big bang (lo zero aprente) fino alla chiusura globale dell'universo
nello zero chiuso (il non
Big Crunch /
i Buchi neri
regionali).
Nel punto terminale del Buco nero c'è il riunirsi delle forze
contrapposte. In occasione del
ricongiungimento è come se approdasse il segno uguale sugli
anti-gemelli (+
e
-)
facendo scattare la disgregazione dell'aggregazione. In ogni caso,
il Buco nero non è il ritorno allo zero chiuso ma è l'orizzonte
degli eventi, lo stato di prima
aggregazione dove esistono solo le radiazioni delle stringhe
vibranti poiché la grande curva universale dello spaziotempo è
ancora in essere.
Ritornando alla questione principale, se la "creazione" è auto-annullante perché si forma con
la coppia degli opposti, l'annichilazione è assommante perché esegue
l'addizione degli opposti. Il mitico postulato potrebbe così
arricchirsi:
«nulla
si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma nella
conservazione d'insieme dello zero».
La natura dello zero spaziotempo
Lo zero non è la "cifra del
niente" ma l'azzerarsi di un "qualcosa". È un valore
privo di valore, è la
cerniera dello spazio e del tempo che conserva la sua proprietà
concettuale anche quando è confinata nel punto limite di zero: non c'è nascita
e morte dello spaziotempo, ma apertura e chiusura a partire dallo zero chiuso
(lo stato nell'infinito) sino all'espansione illimitata (lo zero aperto,
lo stato
dell'universo).
Il concetto di "spaziotempo
chiuso"
fa pensare al concetto del "nulla" da cui non sortisce nulla. Ma lo
spaziotempo, anche quando è aperto, non è una grandezza fisica pur
essendo un concetto fisico. Lo spazio e il tempo, pur essendo
essenze astratte, sono la sovrastruttura del reale. Ragion per cui
lo zero è un concetto fisico concettuale del finito. Una peculiarità
incomprensibile con la logica
della palpabilità.
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Il collassare dell'infinito nella nientificazione dello zero |
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Lo zero dello
spaziotempo e l'infinito sono due facce della stessa
medaglia: non ci può essere l'infinito senza lo zero
e solo lo zero può giungere all'infinito.
Pure l'infinito ha le sue leggi, tutte collocate
nell'apogeo della fisica, quale la fusione dello
spazio e del tempo (il continuum e l'istantaneità) nonché
l'autoreplicarsi all'infinito di se stesso.
Il replicarsi dello zero all'infinito non ingenera una grandezza fisica perché 'zero moltiplicato zero' fa sempre zero.
Ciò nondimeno costituisce il primo stato di
aggregazione astratta. Lo zero con se stesso. |
| Il suo
replicarsi illimitatamente "nell'infinito stesso" ha
determinato l'effetto cumulativo della densità
assoluta introducendo il "fattore termico": un
elemento non empirico, ma relativizzante. E quando si è conseguita la
densità infinita puntiforme (zero all'infinito), la temperatura infinita
ha prodotto una "rottura sistemica" dello
zero-chiuso spalancando le porte alla termodinamica:
la radiazione termica ha disintegrato lo
spaziotempo-chiuso erompendo nello
spaziotempo-aperto. |
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Il trapasso della indeterminazione
Le regole astratte muovono le
fattività. L'indeterminazione è la fase di transizione dall'assenza
di regole (dello zero-chiuso) alle
regole codificate della termodinamica (zero aperto).
Ciò nondimeno, il caos della indeterminazione non è solo una
fase di transizione, ma anche il principio produttivo per
poter formare tutto lo zoo delle sub-particelle
(radiazioni). |
La massa generata dalle stringhe
Nel roteare delle stringhe
c'è una circostanza in cui si genera una "doppia spinta
addizionata" coerente con l'immenso fattore c²
dell'equazione sull'energia.
Partendo dalla localizzazione di questo punto c² (luce = massima
velocità con minima massa) presentiamo un modello fisico che
conferisce la massa alle particelle. Osservando gli esperimenti
concettuali si può desumere che la massa elettromagnetica generata
dal roteare delle stringhe espelle un
livello di massa consegnandola ad ogni sub-particella, mentre il moto vorticoso
delle stringhe aggiunge lo "scatto di velocità". Il
culmine della velocità (massima velocità con la minima massa) si determina quando,
nel corso del roteare, s'incontrano i poli uguali delle stringhe
mentre il massimo della massa con la minima velocità - sino al
decadimento - si determina con l'avvicinamento dei poli opposti. |
Pertanto, ogni sub-particella non è altro che un livello di
massa
elettromagnetica espulsa alle stringhe.
Dalle correlazioni tra massa/polarità/velocità si formano le varie
classi di particelle che invadono stabilmente il secondo livello del
microcosmo.
Seguendo il tragitto delle varie particelle si avverte che
l'indeterminazione è l'effetto di un disordine sottostante.
Un disordine indotto dal libero vortice delle stringhe, ma
vitale ed essenziale perché se ci fosse un
"ordine preordinato" delle stringhe (allineamento poli) non si
formerebbe il fotone e |

C²: la
moltiplicazione per
sé stesso
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neppure altri eventi. In realtà, il caos è la prima regola
scientifica per generare l'intera gamma delle sub-particelle e spalancare in tutte le
direzioni le radiazioni delle stringhe.
Scavando nell'archeologia subatomica, si scopre che la massa
è priva di "materia vera": non esiste cioè una
"particella massiva" che conferisce elemento corporeo alle
altre particelle.
In altre parole, la materia è una finzione
dall'astratto: un atto virtuale
prodotto dall'elettromagnetismo
subatomico, tenuto in vita dal turbinio delle stringhe. E ciò è testimoniato anche dall'interazione tra massa ed
energia.
Il modello che presentiamo sulla Genesi della Massa parla con le immagini,
senza neppure una formula, ma è accompagnato da appunti.
►
Le
4 pagine sulla massa |
Ma c’è un disegno intelligente?
Non c'è nulla di più semplice
dello zero. Ed è proprio il "semplicemente semplice”, il
suo potere rivoluzionario. La catena della domanda a ritroso "Chi
l'ha creato?" si ferma quando si giunge allo zero. La domanda stessa
si annulla. Tuttavia, «l'Assoluto semplice», in quanto artefice
della creazione, include un atto che sfocia nel fattuale.
Quest'effetto fattuale è una relatività che ci consente di dire che
l'inizio del cosmo non è un atto Assoluto ma relativo; quindi non è
sbagliato ipotizzare che esiste un corso ciclico
dell'inizio e della fine dell'universo. Pur restando un unico
principio originario (da zero apre e a zero si chiude) c'è il
replicarsi dell'inizio e della fine. Insomma, dobbiamo abbandonare
l'illusoria idea di un Inizio assoluto e di una Fine assoluta.
Ancora una volta lo zero è più imprevedibile e più intelligente di
quanto si possa immaginare.
Lo zero è il creatore dell'universo
Una nuova percezione sulla creazione, benché ad experimentum e informe, è comunque tracciata.
Il fascino della creazione dal nulla, dentro il significato eversivo
dello zero, è appena agli albori. C'è un dono
più magico e più generoso del creazionismo di Dio perché è senza
contropartite, da un ente naturale ma
«totalmente
Altro».
Quello zero, considerato malefico dalle religioni, si sta
dimostrando sempre più benefico.
E dunque, il vero ardire è proprio da ex nihilo nihil fit
a
ex
nihilo omnia.
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IV
Ed.
febbraio 2010 - Work in progress
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